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Emorroidi

Emorroidi
Le emorroidi sono dilatazioni delle vene emorroidali, vene che normalmente si trovano nello strato mucoso dell’ano e nel retto. Sono tessuti molto vascolarizzati che a volte possono infiammarsi e di conseguenza dilatarsi in modo eccessivo, diventando plessi varicosi.
Sono spesso definite “vene varicose dell’ano e del retto” e sono uno dei disturbi più frequenti di cui l’uomo soffre.



Le cause delle emorroidi
Le cause delle emorroidi sono molteplici. Tra i fattori più frequenti di rischio ci sono le varie disfunzioni intestinali, come la diarrea cronica o la stitichezza, che inducono le pareti anali e perianali ad uno sforzo eccessivo e al conseguente sviluppo delle varici emorroidee.
Anche il tipo di alimentazione (i cibi troppo piccanti, ad esempio) può causare le emorroidi.
Abuso di alcool, di nicotina e di lassativi costituiscono ulteriori fattori di rischio per la formazione delle emorroidi.
Anche la sedentarietà o, al contrario, sforzi eccessivi, inducono al prolasso delle emorroidi.
L’insorgenza delle emorroidi è possibile anche in caso di gravidanza o dell’invecchiamento, situazioni che portano allo stiramento e alla dilatazione delle vene, o per fattori ereditari.


Forme di emorroidi
A seconda della loro ubicazione, le emorroidi sono classificate in:
- Emorroidi interne: le emorroidi restano localizzate all’interno del canale anale e non sono visibili dall’esterno.
- Emorroidi esterne: le emorroidi sono visibili a occhio nudo perché si formano vicino all’ano.

A seconda dello sviluppo e della gravità delle emorroidi, esse vengono suddivise in 4 gradi:
- 1° grado: sono emorroidi interne. Si caratterizzano per la possibile presenza di sanguinamento.
- 2° grado: sono emorroidi interne ma possono in parte uscire durante la defecazione per poi rientrare autonomamente.
- 3° grado: le emorroidi fuoriescono in modo definitivo ma è possibile ricondurle all’interno con un intervento manuale.
- 4° grado: le emorroidi sono completamente esterne e non è possibile riposizionarle all’interno.


Sintomi delle emorroidi
I primi sintomi che il paziente avverte sono sanguinamento e prurito, soprattutto nelle prime fasi di sviluppo delle emorroidi, quando esse sono interne. Se poi le emorroidi continuano a progredire (non sempre, infatti, questo accade; in alcuni casi lo sviluppo si arresta e le emorroidi regrediscono spontaneamente), si estendono all’esterno, formando piccoli coaguli di sangue che assumono le sembianze di rigonfiamenti rosso-bluastri arrossati e sanguinanti.
Le perdite di sangue sono inizialmente lievi, per poi diventare più abbondanti quando le varici emorroidee crescono (3° e 4° grado), tanto che a volte è necessario l’uso di un pannolino. A queste si accompagnano prurito e dolore, anche in assenza di defecazione.
Più raramente le emorroidi interne possono essere accompagnate da produzione di muco.


Le cure
In alcuni casi, soprattutto quando le emorroidi sono ai primi gradi di sviluppo, è possibile che il problema scompaia autonomamente. Sintomi leggeri possono inoltre essere alleviati grazie all’aumento di assunzione di acqua e fibre, a una corretta alimentazione, alla cura igienica della zona anale, a impacchi di acqua fredda o ghiaccio. Con queste accortezze le emorroidi solitamente diminuiscono in un paio di settimane e scompaiono entro un mese.
Nelle situazioni in cui le emorroidi sono in uno stadio leggermente più avanzato è possibile, oltre ai rimedi sopra citati, applicare pomate o supposte ad azione decongestionante e anestetica, che alleviano il dolore e il senso di fastidio che solitamente contraddistingue le emorroidi. I cortisonici producono l’effetto di alleviare l’infiammazione e dirurre, di conseguenza, la dilatazione dei vasi sanguigni.
Quando invece le emorroidi sono in uno stadio avanzato e queste cure si rivelano inefficaci per la risoluzione del problema, l’unica terapia possibile rimane l’asportazione chirurgica, che nella maggior parte dei casi è una intervento ambulatoriale, molto veloce e innocuo.

Alcuni consigli possono essere utili per la prevenzione delle emorroidi:
- Condurre una regolare attività fisica;
- Evitare l’abuso di tabacco e alcool;
- Mantenere un’alimentazione equilibrata, ricca di acqua e fibre che favoriscono la regolarizzazione dell’intestino;
- Provvedere ad un’accurata igiene intima.
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Inserito da Dott. Nando Gallese - Chirurgo Proctologo, 08/11/2009
Per puro dovere professionale e intento costruttivo, senza alcuno spirito polemico, segnalo che la vostra scheda sulle "emorroidi" risulta alquanto obsoleta e scarsamente attinente ai moderni principi della proctologia.
Le "emorridi", attualmente, non sono più considerate una malattia; la situazion patologica è, invece, rappresentata dal "prolasso" (è questo che viene riconosciuto in 4 stadi secondo Goligher o con classificazioni più recenti quali Sorrento 2000, PATE, Longo, ecc.).
Il prolasso riguarda anche, marginalmente, i plessi emorroidari, ma la sua origine è sempre più alta, dall'ampolla rettale e può coinvolgere solo la componente mucosa, ma, spesso, interessare tutta la parete rettale, causando sintomi ben più rilevanti del gonfiore, del sanguiamento, del dolore, del prurito, arrivando, tramite fasi avanzate (invaginazione, rettocele, perineo discendente, prolasso totale esterno, ecc.) a configrare quella che viene definita Sindrome da Defecazione Ostruita.
Le moderne concezioni sull'argomento sono comprese nella cosiddetta "Teoria Unitaria del Prolasso", magistralmente illustrata dal suo ideatore Dott. Antonio Longo.
Lo stesso autore ha messo a punto, negli ultimi 10-12 anni, interventi chirurgici di concezione completamente diversa dal passato (Stapler Mucosectomy, STARR, Transtar), che non prevedono affatto l'asportazione delle emorroidi come metodo di trattamento, bensì, logicamente, la correzione del prolasso in tute le sue forme.
Consiglio quindi la vostra redazione di aggiornare l'argomento con una revisione alla luce di quanto sopra segnalato.
Disponibile per ulteriori delucidazioni, porgo cordiali saluti.
Dott. Nando Gallese