Attacchi di panico

Il disturbo da attacco di panico, DAP, è un’esperienza che si manifesta in modo del tutto inaspettato, senza segnali di preavviso, ed eleva alla massima potenza l’intensità di qualsiasi altra forma di ansia.
Questo disturbo viene anche definito ansia parossistica episodica, in quanto ha a che fare con forme ansiogene come la fobia, la compulsione o l’ossessione; è parossistica perché la sua durata è limitata e si conclude in modo naturale; ha un carattere episodico dal momento che il suo riproporsi non è legato ad accadimenti specifici.
Se un soggetto è vittima di un attacco di panico, non è automatico che sviluppi il disturbo che porterà a sperimentare altri attacchi della stessa natura; dipende dalle caratteristiche dell’individuo e dal suo modo di affrontare le avversità. Se la paura di un nuovo attacco diventa predominante, allora si è sopraffatti da un’ansia costante dovuta all’attesa del successivo DAP. In questo caso si può parlare di vero e proprio disturbo che porterà a complicanze quali depressione, esaurimenti nervosi e comportamenti di evitamento.
L’evitamento è una strategia comportamentale difensiva che scaturisce in seguito alla paura di essere vittima di un attacco di panico in situazioni in cui si ritiene difficoltoso il poterlo gestire. Si arriva così a evitare i luoghi affollati, il muoversi in autobus o il guidare la propria vettura, fino a scatenare sindromi di agorafobia e a richiedere l’assistenza continua di persone fidate per il timore di essere lasciati soli ad affrontare un DAP. Le implicazioni e le conseguenze di un ipotetico attacco di panico sono dunque vissute con un tale livello di ansia da compromettere il normale svolgimento delle attività quotidiane.
Gli attacchi di panico si manifestano più assiduamente durante il periodo dell’adolescenza e all’inizio dell’età adulta. Sono spesso in relazione con momenti di forte stress e ansia, come un’interrogazione o un esame, un matrimonio, una malattia, una separazione o la morte di una persona cara.
Le cause degli attacchi di panico
Le cause sono più che altro da ricercarsi nella tipologia caratteriale della persona. Coloro che soffrono di crisi di ansia o di disturbi come agorafobia, claustrofobia, ipocondria sono soggetti più predisposti.
Un fattore come l’educazione che si è ricevuta nell’infanzia gioca un ruolo importante nell’insorgere o meno del disturbo, poiché ha impostato un determinato equilibrio tra senso di protezione e spinta ad affrontare le avversità. Su queste basi lavorano tutta una serie di fattori scatenanti, che vanno dalla gravità di una violenza subita allo stress per un problema lavorativo, e che saranno affrontati in base alle proprie strutture psicologiche.
Da studi recenti si ritiene, inoltre, che alcune patologie tiroidee e l’ipoglicemia possano facilitare l’insorgenza di attacchi di panico.
Sintomi degli attacchi di panico
L’attacco di panico ha un’insorgenza improvvisa e una durata che varia tra i cinque e i trenta minuti. La sensazione primaria è la totale incapacità di governare i propri stati emotivi, una completa perdita del controllo di sé causata da una violenta paura che il più delle volte si identifica con la paura di morire. I sintomi più caratteristici sono il respiro affannoso e il senso di soffocamento, accelerazione cardiaca, sudorazione, vertigini, formicolii al volto e alle estremità, dissociazione da sé e dallo spazio circostante, tremori, vampate di calore e brividi di freddo, nausea, dolori addominali.
Le cure
Il primo passo per la cura è la corretta individuazione del disturbo poiché può essere scambiato per una cardiopatia o per un altro tipo di malattia fisica anche grave.
La cura più indicata è la psicoterapia, che porta a risultati positivi nel 70% dei casi, in associazione all’assunzione di farmaci ansiolitici e antidepressivi.
È da ricordare che l’assunzione di alcol e di sostanze stupefacenti rendono il disturbo molto più difficile da debellare.
Questo disturbo viene anche definito ansia parossistica episodica, in quanto ha a che fare con forme ansiogene come la fobia, la compulsione o l’ossessione; è parossistica perché la sua durata è limitata e si conclude in modo naturale; ha un carattere episodico dal momento che il suo riproporsi non è legato ad accadimenti specifici.
Se un soggetto è vittima di un attacco di panico, non è automatico che sviluppi il disturbo che porterà a sperimentare altri attacchi della stessa natura; dipende dalle caratteristiche dell’individuo e dal suo modo di affrontare le avversità. Se la paura di un nuovo attacco diventa predominante, allora si è sopraffatti da un’ansia costante dovuta all’attesa del successivo DAP. In questo caso si può parlare di vero e proprio disturbo che porterà a complicanze quali depressione, esaurimenti nervosi e comportamenti di evitamento.
L’evitamento è una strategia comportamentale difensiva che scaturisce in seguito alla paura di essere vittima di un attacco di panico in situazioni in cui si ritiene difficoltoso il poterlo gestire. Si arriva così a evitare i luoghi affollati, il muoversi in autobus o il guidare la propria vettura, fino a scatenare sindromi di agorafobia e a richiedere l’assistenza continua di persone fidate per il timore di essere lasciati soli ad affrontare un DAP. Le implicazioni e le conseguenze di un ipotetico attacco di panico sono dunque vissute con un tale livello di ansia da compromettere il normale svolgimento delle attività quotidiane.
Gli attacchi di panico si manifestano più assiduamente durante il periodo dell’adolescenza e all’inizio dell’età adulta. Sono spesso in relazione con momenti di forte stress e ansia, come un’interrogazione o un esame, un matrimonio, una malattia, una separazione o la morte di una persona cara.
Le cause degli attacchi di panico
Le cause sono più che altro da ricercarsi nella tipologia caratteriale della persona. Coloro che soffrono di crisi di ansia o di disturbi come agorafobia, claustrofobia, ipocondria sono soggetti più predisposti.
Un fattore come l’educazione che si è ricevuta nell’infanzia gioca un ruolo importante nell’insorgere o meno del disturbo, poiché ha impostato un determinato equilibrio tra senso di protezione e spinta ad affrontare le avversità. Su queste basi lavorano tutta una serie di fattori scatenanti, che vanno dalla gravità di una violenza subita allo stress per un problema lavorativo, e che saranno affrontati in base alle proprie strutture psicologiche.
Da studi recenti si ritiene, inoltre, che alcune patologie tiroidee e l’ipoglicemia possano facilitare l’insorgenza di attacchi di panico.
Sintomi degli attacchi di panico
L’attacco di panico ha un’insorgenza improvvisa e una durata che varia tra i cinque e i trenta minuti. La sensazione primaria è la totale incapacità di governare i propri stati emotivi, una completa perdita del controllo di sé causata da una violenta paura che il più delle volte si identifica con la paura di morire. I sintomi più caratteristici sono il respiro affannoso e il senso di soffocamento, accelerazione cardiaca, sudorazione, vertigini, formicolii al volto e alle estremità, dissociazione da sé e dallo spazio circostante, tremori, vampate di calore e brividi di freddo, nausea, dolori addominali.
Le cure
Il primo passo per la cura è la corretta individuazione del disturbo poiché può essere scambiato per una cardiopatia o per un altro tipo di malattia fisica anche grave.
La cura più indicata è la psicoterapia, che porta a risultati positivi nel 70% dei casi, in associazione all’assunzione di farmaci ansiolitici e antidepressivi.
È da ricordare che l’assunzione di alcol e di sostanze stupefacenti rendono il disturbo molto più difficile da debellare.
Grazie, riceverai una mail con le istruzioni per attivare il commento!
Se non ricevi il messaggio controlla anche tra la tua posta indesiderata,
il messaggio potrebbe essere erroneamente considerato come spam.
Riceverai una mail con le istruzioni per la pubblicazione del tuo commento.
I commenti sono moderati.