Sei in: Home / Salute / Malattie / Malattie dell'Apparato Tegumentario / Fuoco di sant'Antonio

Fuoco di sant'Antonio

Fuoco di sant'Antonio
Il virus della varicella, una volta che l’esantema è scomparso e la malattia è stata completamente superata, non viene eliminato dall’organismo ma rimane latente nelle cellule nervose. Nei periodi di particolare stress, in cui il sistema immunitario del soggetto diventa più vulnerabile, il virus può provocare una seconda eruzione denominata Herpes Zoster o semplicemente fuoco di sant’Antonio.
I soggetti più a rischio sono quelli affetti da tumori, HIV, o in terapia con farmaci immunosoppressori. Questi pazienti sono più vulnerabili alle ricadute e, nei casi più gravi, il fuoco di Sant’Antonio può non scomparire mai definitivamente.

Le cause del fuoco di sant’Antonio
La varicella e il fuoco di Sant’Antonio sono provocati dal virus varicella-zoster o VZV. Questo fa parte del gruppo degli herpesvirus, a cui appartengono anche l’herpes simplex, l’herpes genitale e il virus di Epstein-Barr.
Quando il VZV si riattiva, si diffonde attraverso i prolungamenti delle cellule nervose, detti assoni, fino a raggiungere la pelle e provocare la comparsa di un eritema particolarmente doloroso.

Incubazione, contagiosità e durata del fuoco di sant’Antonio
Un paziente affetto dal fuoco di Sant’Antonio può contagiare un’altra persona, quest’ultima non svilupperà l’herpes zoster, che è sempre una manifestazione dovuta a una reinfezione, ma la varicella. Il contagio avviene solo tramite contatto diretto con le lesioni aperte dell’eritema.

Sintomi del fuoco di sant’Antonio
I primi segni dati dalla patologia sono: dolore, bruciore, formicolio o prurito. Localizzati solo su un fianco, in una zona circoscritta, a fascia, detta dermatoma.
Dopo un intervallo che varia dai 3 ai 7 giorni, nella stessa zona compare un eritema con vescicole piene di liquido. Nel caso in cui, dopo il dolore non compaia alcuna lesione, si parla di herpes zoster sine herpete, ossia herpes zoster senza eritema.
Nella maggior parte delle persone sane le lesioni guariscono in poche settimane, il prurito e il dolore diminuiscono e le vescicole si asciugano senza lasciare cicatrici. Altri pazienti, invece, possono presentare fastidiose complicazioni come la nevralgia post-erpetica e il prurito post-erpetico.

Le cure
Si può ridurre la durata e la gravità degli episodi di fuoco di Sant’Antonio con farmaci antivirali, quali aciclovir, valaciclovir e famciclovir. Più precocemente questi vengono assunti, maggiore sarà il loro effetto. Per questo motivo i medici consigliano, ai pazienti che hanno già avuto un attacco di zoster in passato, di iniziare la terapia ancora prima che compaiano le vescicole.
Questi farmaci, inoltre, riducono notevolmente il rischio di nevralgia post-erpetica. Una complicanza che consiste in un dolore cronico, che può protrarsi anche per anni dopo la scomparsa dell’eritema.
Tra le altre terapie da prendere in considerazione vi sono gli antinfiammatori corticosteroidi, come il prednisone. Consigliati soprattutto quando la malattia colpisce l’occhio o altri nervi del volto.

Commenti